Il nuovo obbligo assicurativo per le imprese (legge n. 213/2023, art. 1, commi 101-112, attuato con dm n. 18/2025) si fonda su un principio: trasferire al mercato parte del rischio catastrofale, riducendo l’esposizione finanziaria dello Stato e incentivando una gestione più responsabile del rischio. Tuttavia, il quadro normativo presenta una lacuna strutturale che interessa l’intero perimetro costiero nazionale, mettendo in discussione l’efficacia del meccanismo. L’art. 3 circoscrive la copertura obbligatoria a tre eventi – alluvione, sisma e frana – con definizioni dettagliate. Le mareggiate, pur essendo fenomeni ricorrenti e potenzialmente devastanti lungo migliaia di km di costa, restano però escluse. Lo conferma l’Ania nelle faq, in aderenza alla norma: le mareggiate sono «escluse dalla polizza obbligatoria» sia dalla definizione di alluvione sia da quella di sisma. Il ciclone Harry (20-21/1/2026) ha fornito un test della norma: Sicilia, Calabria e Sardegna hanno registrato danni ingenti. Le imprese colpite si sono trovate obbligate a rispettare l’assicurazione per rischi diversi, ma prive di copertura per l’evento subito. Il nodo è nell’art. 1, comma 102: il mancato adempimento comporta la perdita di accesso a contributi e agevolazioni pubbliche (art. 9, comma 1, lett. f, del nuovo Codice incentivi). La tempistica aggrava il quadro. L’obbligo per le pmi decorreva dall’1/1/2026; la proroga al 31/3/2026 riguarda solo settori specifici – somministrazione, turismo, pesca. Ne deriva un’asimmetria: una pmi manifatturiera non assicurata per inerzia, con l’obbligo in vigore da meno di un mese, rischia di vedersi negati i ristori; un’impresa ittica, beneficiaria della dilazione, vi accederà regolarmente. Il discrimine non è il danno subito, ma il codice ATECO. Due questioni emergono. Primo: un meccanismo pensato per la resilienza può trasformarsi in una trappola per le imprese meno strutturate. Secondo: l’esclusione del rischio marittimo lascia scoperta una porzione critica di economia costiera su oltre 8mila km di litorale.
Articolo di Salvatore Ianniti e Laura Bonato – Italia Oggi 29/01/2026